Canale Est del Carè Alto in snowboard… Perchè no?!?

Inizio maggio, in quota ci sono ancora ottime condizioni di innevamento e per i prossimi giorni sembra che splenderà il sole con temperature primaverili… Io e Matteo ci prendiamo due giorni di tempo con l’obbiettivo di tracciare qualche bella linea in alta montagna: la scelta è il Canale Est del Carè Alto (3462m) in Val Rendena, versante Trentino dei ghiacciai dell’Adamello…

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Itinerario

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Partenza dal parcheggio, il Carè Alto è “solo” laggiù…

Il programma prevede di salire in quota il primo giorno, passare una notte in bivacco ed il giorno seguente, una volta raggiunta la cima, tracciare una discesa immersi in un ambiente di ghiaccio e granito con sfondo le Dolomiti di Brenta… Sounds good!

Partiamo la mattina non troppo presto dal parcheggio in fondo alla Val di Borzago a quota 1250 metri. L’equipaggiamento/attrezzatura che ci portiamo sulle spalle è di circa 15 chili a testa: poca acqua, tanto gas per sciogliere la neve, cibo naturale possibilmente bio, maglietta di ricambio, piumino, ciaspole, fornelletto, pentolini vari, picca e ramponi, la tavola, le Crocs e un paio di calzini…
Ci portiamo soltanto lo stretto necessario che per quanto stretto e necessario sia, il peso sulle spalle si fa sentire e passo dopo passo, ci incamminiamo lungo il sentiero estivo del Carè Alto che già dal parcheggio si fa ammirare in tutta la sua maestosità e distanza…

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La salita nel bosco…

Dopo pochi minuti scopriamo che potevamo risparmiarci i primi 200 metri di salita: la strada forestale arriva fino alla partenza della teleferica dove avremmo potuto parcheggiare in tutta tranquillità in quanto il rifugio è chiuso… Ok… Cominciamo bene e intanto regaliamo metri di dislivello…
La salita prosegue lenta e senza soste attraverso un bel bosco primaverile… Passo dopo passo guadagniamo quota o almeno questo è quello che ci sembra di fare… dopo un’ora, arriviamo a un bivio con un cartello che segna 1638 metri d’altezza… Ma come? Pensavamo di essere almeno a 1900… E allora avanti…

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Ma come? Pensavamo di essere almeno a 1900…

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C’è pure il ponticello!

Il sentiero diventa sempre più ripido, cominciano le prime tracce di neve, si sale ancora bene ma dopo circa 30 minuti, ecco che il tracciato comincia a diventare particolarmente faticoso, soprattutto se devi salire a piedi con questo peso sulle spalle… Se fosse estate, nel punto in cui ci troviamo, per proseguire dovremmo seguire il sentiero che va verso sinistra… impossibile… la neve è marcia e la vegetazione impedisce una salita regolare. La scelta è presto fatta: continuiamo sulla destra e prendiamo le lingue di neve che ci fanno salire “rapidamente”…
Tra una lingua e l’altra, qualche passaggio “vegetativo” richiede più fatica del previsto ma per fortuna, dopo una mezz’oretta , usciamo in campo aperto dove c’è soltanto neve, le ciaspole tengono e non ci resta che raggiungere il rifugio a quota 2459.

Da dove ci troviamo in questo momento, a circa 2150 metri di quota, l’itinerario è piuttosto logico: salire ancora un centinaio di metri tenendo la sinistra e imboccare un canale che porta subito sopra al rifugio… Facile a dirsi, bello da credere.. Purtroppo il canale per arrivare al rifugio è svalangato, la neve all’ombra è ancora semi-invernale e zuccherosa e con le ciaspole sarebbe praticamente impossibile proseguire…
Cosa facciamo? Proviamo a salire attraverso questo canalaccio oppure saliamo ancora altri 400 metri per arrivare comodi alla cresta del Cannone che sembra essere in buone condizioni? Optiamo per la seconda scelta… meglio 400 metri in più di salita continui e regolari che 100 metri dove ad ogni passo non sai se sfondi e se sfondi vai giù di 30/40cm…

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La salita verso il rifugio continua…

Proseguiamo verso il Carè Alto che intravediamo con il sole negli occhi, la nostra cresta si trova sulla sinistra ed il valico da raggiungere non è poi così lontano… Ad un tratto vediamo la nostra meta: il Cannone della prima guerra mondiale segnalato in modo evidente da un palo di legno piantato nella roccia…
Possiamo di nuovo scegliere: continuare a salire comodi attraversando pendii glaciali non troppo impegnativi, oppure, fare 50 metri di misto con picozza e ramponi attraverso una paretina che porta diretta al Cannone e che ci farebbe risparmiare un po’ di sviluppo… Optiamo per la paretina ed una volta infilati i ramponi e impugnato la picca, non ci ferma più nessuno e avanti col misto!

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Attacco alla paretina di misto

Passo dopo passo, cerco la via più logica tra roccia e neve ma niente di difficile… Qualche passaggino da stare all’occhio ma in qualche modo la picca è sempre ben piantata e riusciamo a salire rapidi…
La paretina misto neve/granito non è difficile e tutto sembra facile ma ecco che a 3 metri dall’uscita non riesco più a proseguire, la neve sembra zucchero e non tiene, attimo di panico: guardo Matteo piuttosto preoccupato e gli dico in modo apparentemente tranquillo “Matteo, da qui non si va avanti, non so come fare”, “ma scusa…”, risponde lui, “non si può andare dritti?”, “direi proprio di no… prova tu se ci riesci!”. Matteo tira due picozzate nella neve, rumore metallico, ci sono solo 10cm di zucchero… “Da qui non si sale hai ragione, e quindi?”, “e quindi adesso in qualche modo ci saltiamo fuori”! Comincio a togliere tutta la neve che ho intorno in cerca di appigli e gradini nella roccia ed ecco che trovo un posto per un piede ma è ancora troppo alto, mi serve un gradino più basso che trovo a fatica togliendo ancora “zucchero” da queste placche granitiche su cui sono appoggiato… Uno, due e tre ed ecco che mi alzo di un metro e riesco nuovamente a piantare bene la picca… Ancora un movimento e finalmente esco dalla paretina che sembrava senza via d’uscita. Matteo fa i miei stessi movimenti e salta fuori pure lui… Molto bene!
Ancora 50 metri di salita su neve zuccherosa poco impegnativa e raggiungiamo la bocchetta del Cannone… Svalichiamo, ed ecco il rifugio che ci aspetta 400 metri più in basso! 🙂

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Matteo svalica presso il Cannone: il rifugio è 400 metri più in basso.

Nel frattempo, tra una deviazione e l’altra, la paretina, e qualche pausa rigenerativa, sono passate più di 6 ore da quando siamo partiti e abbiamo fatto oltre 1650 metri di dislivello con i nostri “frigoriferi” sulle spalle… La stanchezza comincia a farsi sentire ma è ancora gestibile grazie alle scariche di adrenalina che quei pochi metri di misto ci hanno regalato!

È quasi sera, il Brenta si sta godendo il suo quotidiano tramonto e nel silenzio che ci circonda, un senso di tranquillità e leggerezza ci avvolge: le Dolomiti, i “Monti Pallidi”, ci stanno dando la buonanotte mentre tracciamo in assoluta libertà linee veloci che ci portano in breve al rifugio: scendiamo circondati da un ambiente glaciale di alta montagna a dir poco sensazionale, è quasi buio, la neve è perfetta ed il feeling è estremamente positivo… 🙂

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Discesa serale verso il rifugio, finalmente a “casa”!

Arriviamo al rifugio alle otto di sera, c’è ancora un po’ di luce, siamo stanchi ma contenti, oggi è stata una giornata impegnativa, domani a confronto sarà una “passeggiata”… Rapidamente prepariamo la cena, sciogliamo la neve ed ecco che in circa 20 minuti un’ottima minestra ai cereali è pronta per essere divorata da due snowboarder affamati che non vedono l’ora di andare a dormire… buonanotte!

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Entrare in “casa” non è cosa facile 🙂

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Sciogliere la neve richiede tempo,pazienza e tanto gas!

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#loveminestra

L’indomani alle 5.00 apro gli occhi, il sole sta nascendo da dietro il Brenta e in pochi attimi colora le cime di rosso fuoco, lo spettacolo dell’alba è servito!
Sciogliamo ancora un po’ di neve per la colazione e nel frattempo, il sole arriva anche al rifugio per dirci che è ora di ripartire… Tavola in spalle e zaino molto più leggero del giorno prima, partiamo di buon umore e passo veloce…

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Aprire gli occhi e ancora prima di alzarsi dal letto vedere l’alba in quota “non ha prezzo”…

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Alba primaverile al rifugio Carè Alto

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Il fuoco sulle Dolomiti di Brenta…

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Partenza dal rifugio, non c’è una nuvola!

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Matteo e tutto quello che c’è dietro…

Saliamo rapidi i primi 400 metri di dislivello seguendo le tracce di discesa della sera prima, arriviamo al Cannone e recuperiamo le picche e i ramponi per proseguire veloci verso la cima: nel giro di due ore siamo al crepaccio terminale. Rapidamente ci togliamo le ciaspole, un sorso d’acqua ed ecco che in pochi minuti ci troviamo “appiccicati” con le picche a questo grande scivolo di neve tra le rocce che sale per 200 metri dritto e senza interruzioni…

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La parete Est del Carè Alto, il nostro canale è quello di destra…

C’è il sole, il cielo è blu, non c’è una nuvola, non un filo di vento, la temperatura è perfetta, salgo in maglietta…

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Manca poco ormai…

Picca dopo picca, rampone dopo rampone, metro dopo metro, ti giri una volta e la seconda sei già più in alto… Mentre sali ti guardi in giro, mentre ti guardi in giro cominci a pregustarti la discesa su questo ottimo firn ed ecco che in poco più di mezz’ora arrivo in cima al canale e riesco a mettere la testa fuori dalla cresta… Non l’avessi mai fatto, un vento gelido da nord mi prende il viso e tutto il corpo facendomi battere i denti… Qui in cima fa un freddo porco, sono sudato, le cinghie dei ramponi si ghiacciano istantaneamente, nel giro di un attimo tiro fuori tutto quello che ho nello zaino e mi copro come se fosse pieno inverno… Nel frattempo arriva il mio compagno d’avventura pure lui stanco e infreddolito… “Matteo fa freddissimo, torniamo subito dentro al canalone, me ne fotto di quei 20 metri che mancano per raggiungere la cima vera e propria, sto gelando…” Matteo non può che essere d’accordo con me: troppo freddo, troppo vento, chissenefrega della foto in cima con la croce!
Tempo pochi minuti per cambiare il setting da salita a discesa ed eccoci dentro al canalone dove il vento sparisce di colpo ed il corpo torna ad una temperatura più che accettabile…

Il momento tanto atteso è arrivato: il pensiero di tracciare questi 200 metri di canale che ho sotto i piedi non può che darmi l’energia giusta per far sparire tutta la stanchezza… si parte!

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Comincia la discesa con i primi “assaggi”…

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Curva dopo curva, Pura Vida!

Curva dopo curva comincio a scendere rapidamente… Nel punto più ripido il canale sarà sui 50 gradi mentre per il resto si assesta sui 45, niente di impossibile: la neve tiene bene, un ottimo firn mi permette di fare belle curve saltate… L’unico accorgimento è quello evitare di essere presti dalla neve che si stacca ad ogni curva che se ti viene addosso ti porta giù e magari ti “parcheggia” proprio dentro al crepaccio terminale…
Tempo cinque minuti e rieccomi in fondo al canale dove aspetto Matteo che per essere alla sua prima esperienza con queste pendenze, in qualche modo scende e mi raggiunge visibilmente soddisfatto… bravo Matteo! Continuiamo il resto della discesa verso il rifugio e ce la godiamo alla grande, la neve è uno spettacolo…

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La parte più bella di tutta la discesa… non ho le ali ma mi sento come Icaro!

Quando fai questi canali è sempre così… una volta che passi il terminale ti rendi conto che le grosse difficoltà sono finite e che sei al 90% dell’opera, rimane solo da tornare alla macchina…
Sono proprio questi metri di dislivello che scendi rapido e felice che ti ricaricano e ti fanno dimenticare la fatica nelle gambe… È il momento in cui ti rendi conto di avercela fatta e non vedi l’ora di mangiare il panino!

Arrivo al rifugio e mi siedo direttamente sul tavolino con lo snowboard ancora ai piedi… è fatta!
Non ci resta che mangiare qualcosa, fare asciugare calze e magliette, prendere tutta la roba rimasta in bicavvo, prendere anche un po’ di sole visto che c’è, godersi una splendida giornata primaverile in alta montagna e con tutta calma, ripartire verso valle dove c’è la birra che ci aspetta…
Dopo un paio d’ore ripartiamo con la tavola ai piedi e ci facciamo strada attraverso un complicato labirinto di lingue di neve, rocce e arbusti… Riusciamo a scendere con la tavola ai piedi ancor per 400 metri circa fin quando la materia bianca finisce e bisogna proseguire a piedi… Passo dopo passo, scendiamo a piedi lungo il sentiero fatto il giorno prima… Il pensiero è uno solo: “la bionda” 🙂

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Di nuovo al rifugio per pranzo… Missione compiuta!

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Discesa dal rifugio = slalom tra le rocce… trova la strada e scendi fin dove riesci!

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La discesa in tavola è terminata, adesso si continua a piedi nonostante la vegetazione… la birra è vicina!!

Due giorni in giro per le montagne con la tavola sulle spalle; una discesa che in pochi fanno con lo snowboard visto il lungo avvicinamento e la logistica piuttosto complicata; una cima che rappresenta un pezzo della nostra storia; tanto sole; tanta fatica ma anche tanta gioia nel ripensare alla discesa, al panorama, e alle sfide che sei disposto ad accettare pur di vivere queste avventure che lasciano “traccia”…
Questa è la magia dello snowboard-alpinismo… certo… volendo puoi anche stare in giardino a prendere il sole per tutto il giorno, ma poi, la sera, la birra che sapore ha?!? 🙂

Metri in salita: I° giorno 1650 II° giorno 1000, totale 2650
Metri in discesa tavola ai piedi: I° giorno 400 II° giorno 1400, totale 1800… il resto a piedi e spesso in silenzio 🙂
Quota: max 3451 min 1262
Punto d’appoggio: bivacco invernale rifugio “Carè Alto” 2459m
Attrezzatura snowboard: Nitro “Pantera” 157 – Attacchi Nitro “Machine” – Scarpone Nitro “Select” con suola Vibram – Ciaspole MSR “Ascent”

(Txt: Guido Colombetti Ph: Guido Colombetti, Matteo Gavioli)

(22 maggio 2015)© Riproduzione riservata

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