Il mio canalino: “Ago di Nardis” in solitaria e snowboard ai piedi

2 giorni in solitaria con la tavola in spalle e le ciaspole ai piedi. Nello zaino qualcosa da mangiare, il sacco a pelo, un piccolo cuscino e la voglia di tracciare quella linea che vedi da casa mentre sei comodamente seduto sul divano… È il canalino sud-est dell’Ago di Nardis (3289m) che si trova lungo la cresta ovest della valle di Nardis che comincia dalla cima della Presanella e finisce nell’omonima cascata. Siamo in Trentino, di fronte alle Dolomiti di Brenta.

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L’itinerario di discesa visto dal divano…

La scelta di andare in solitaria è un po’ obbligata e un po’ voluta: nessuno dei miei compagni d’avventura in questo periodo ha più voglia di neve, la risposta al mio invito è sempre la stessa: “non ci sono le condizioni, la neve fa schifo, non c’è il ‘polvo’”… Me ne fotto del ‘polvo’, amo la montagna, non posso fare a meno dell’avventura, dell’adrenalina, della fatica che questa ricerca comporta…
Prendo una decisione veloce in base alle previsioni meteo che per i 2 giorni a seguire sono più che favorevoli, do un’occhiata con il binocolo per capire le condizioni del canale e ci siamo: le pendenze non sembrano esagerate, non ci sono ancora stati scaricamenti valanghivi e il contesto generale sembra ottimo, non mi resta altro da fare che preparare lo zaino e andare…
Mentre sono in giardino casa che impacchetto cibarie, sistemo attrezzatura e tiro le lamine alla mia “Pantera”, mi capita di fare due parole con il vicino (ex guardia forestale) che conosce particolarmente bene il territorio. Gli parlo del mio progetto e della mia idea di raggiungere il canalino salendo da dietro per evitare la faticaccia di farselo in salito visto le pendenze e l’esposizione poco favorevole. Lui sembra molto convinto e mi avverte: “da dietro non sali, non c’è accesso”. Lo guardo un po’ perplesso e gli rispondo “come no? Dalla piantina è evidente, dalle foto estive trovate online anche, certo che c’è l’accesso”! Un alone di dubbio rimane nella mia testa e non mi mollerà più fino a quando arriverò in cima…

Il giorno seguente non parto presto anzi, addirittura dopo pranzo… L’obbiettivo del primo giorno è raggiungere il Bivacco Roberti a quota 2250m dove passerò la notte. Partenza a quota 900m dalla Val Genova a pochi chilometri da Pinzolo: mi aspettano oltre 1300 metri di dislivello che penso di poter fare in 3 ore e invece ce ne metto 4 con circa 15kg sulle spalle e scarponi da snow-alpinismo ai piedi.
Come sempre parto con l’idea di arrivare al bivacco con il sole e come sempre arrivo che il sole è già sceso da tempo e sta facendo quasi buio…

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“Scusi mi fa una foto?” “Ma dove sta andando con tutta quella roba? C’è ancora neve?!?” “No, porto la tavola a fare un giro per i boschi, sa… non li ha mai visti…” 😐

La salita al bivacco è lunga e piuttosto impegnativa in quanto il sentiero non molla un secondo: è una salita continua, in basso fa caldissimo, salgo il più leggero che posso, senza neanche portarmi l’acqua che so già troverò lungo il percorso… Più leggero che posso significa avere sulle spalle la tavola, le ciaspole, i ramponi, la picozza, il sacco a pelo, il cuscinetto, la radio per chiamare il soccorso se il telefono non prende, qualcosa per coprirsi, cibo e barrette rigorosamente bio e senza zucchero, le crocks, niente casco e neppure arva, pala e sonda… Sono da solo, non sono permessi errori di nessun tipo…

La salita offre un unico momento di pausa presso la malga Nardis dove posso fare il pieno di acqua e aggiungere così 2kg di peso sulle spalle. Dopo la malga si riparte e il sentiero diventa per un tratto una traccia difficile da salire, rovinata dalle valanghe dell’inverno scorso… Sono a malapena a metà strada per il bivacco e la stanchezza comincia a farsi sentire, per fortuna la musica che il mio piccolo telefono è in grado di riprodurre mi fa compagnia…
Dopo un’oretta dalla malga e circa 900 metri di salita, finalmente esco dalla vegetazione e intravedo il bivacco: il pensiero è sempre lo stesso quando vedi le cose dal basso “bene, ci siamo quasi, non siamo lontani”… Le ultime parole famose… un’altra ora e mezza di dura salita senza sole, all’imbrunire e con un’arietta gelida che scende dal ghiacciaio che ti fa presto dimenticare che siamo in primavera e l’inverno è finito da un po’…

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Salita in versione primaverile al Bivacco Roberti lungo il sentiero estivo: sole, caldo, sono appena all’inizio…

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Già bollito arrivo alla Malga Nardis… Non sono ancora a metà strada…

Il bivacco si trova sui resti di una morena glaciale; resti che il ghiacciaio ha lasciato quando le sue dimensioni occupavano tutta la valle e il ghiaccio scendeva fin giù in Val Genova e anche oltre… Adesso rimangono soltanto resti detritici accumulati uno sopra l’altro da forze spaventose che nulla hanno a che vedere con quelle che l’uomo può immaginare di avere. Forze che non si possono controllare, energie che ti fanno capire quanto siamo piccoli e presuntuosi nei confronti della natura…
Risalire la morena, oltre alle parolacce per il freddo, il vento e la stanchezza, ti fa pensare anche a questo: a quanto siamo piccoli e presuntuosi…

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La prima neve che incontro durante la salita… “Ah già che sto andando a sciare…” 😀

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Intravedo il bivacco e il solito commento è “ottimo, sono quasi arrivato”… come no… :O

Dopo 4 ore di cammino senza sosta e oltre 1300 di salita, eccomi a pochi metri dal bivacco che guarda un po’ sembra già essere occupato: apro la porta e trovo una coppia di mezza età intenta a prepararsi la cena con il fornelletto da campeggio. La stufa a legna è accesa, l’ambiente sembrerebbe quasi caldo, non può che farmi piacere visto il freddo che ho patito durante l’ultima ora di salita 🙂
Saluto e mi presento ai miei compagni di bivacco che risultano essere di Bolzano e abbiamo pure amici in comune… Facciamo subito amicizia e la serata passa veloce, giusto il tempo di mangiare qualcosa a lume di candela e frontalino ed è ora di andare a dormire.
Per fortuna il bivacco è piuttosto comodo, i letti non sono male, ci sono le coperte ma manca il cuscino che però ho portato. Un po’ dappertutto ci sono micro cacchette secche di topolino ma è l’ultima cosa a cui fai caso: l’importante adesso è dormire, sperare che gli scarponi si asciughino almeno un po’ e concentrarsi sull’itinerario di domani che, come sapevo fin dall’inizio, dovrò fare in solitaria senza permettermi di sbagliare.
I miei compagni di bivacco domani vanno sulla Presanella, seguono un percorso diverso che subito si allontana dal mio…

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I miei due nuovi amici intenti a preparare la cena, sono in buona compagnia… Sullo sfondo le luci della Val Rendena

Mi infilo nel sacco a pelo e mentre cerco di prendere sonno mi tornano alla mente le parole del mio vicino e quelle del signore che sta dormendo sopra di me il quale, anche lui, mi ha detto che il canalino da dietro non lo raggiungi, mi ha confermato che il passaggio non c’è e siamo 2 contro 1… Ma io sono una testa dura e sono piuttosto convinto delle mie scelte, domani salgo da dietro, la rampata frontale non la voglio fare, considerando anche l’esposizione può risultare pure pericolosa per possibili scaricamenti di neve o sassi dall’alto… Sono convinto che da dietro si arriva comodamente!

Ore 5.30: mi alzo dal letto, la notte è passata bene e non fa neanche troppo freddo… È l’alba, il sole sta sorgendo e a breve dipingerà le cime di colore rosso fuoco e per pochi minuti sembrerà di vivere in un quadro… Ore 6.30, dopo una “ricca” colazione e un po’ di thè caldo… pronti, partenza via!

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Ore 6.00: l’alba dipinge tutto di rosso fuoco per pochi minuti… Il mio canalino mi chiama…

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Pronti, partenza, via!

I primi 20 minuti di salita sono faticosi, c’è ancora ombra intorno al bivacco e fa freddo… Ancora quell’aria fredda che scende dal ghiacciaio e che mi gela le mani e la testa… I primi passi sono estremamente faticosi… 4 ore di cammino pesante il giorno prima si sentono sulle gambe e sulle spalle. Per fortuna la neve durante la notte ha tirato parecchio e le mie ciaspole MSR mi permettono di salire ovunque incurante di pendenze e traversi…
Scelgo una traccia più bassa rispetto ai miei compagni di bivacco che rimangono più in alto e tirano in direzione della Presanella. Man mano che avanziamo ci separiamo sempre di più, dopo 10 minuti sono di nuovo solo e così sarà fino al ritorno alla macchina.

La mia traccia di salita segue una linea logica attraverso vallette e morene: sto molto attento a non fare più dislivello di quello che serve e pian piano mi incanalo nella valletta di scolo estivo di quel che resta del ghiacciaio di Nardis. Il sole arriva all’improvviso a scaldare anima e corpo. Mi fermo un attimo per togliermi piumino, guanti, berretto e secondo strato di vestiti. Riprendo con più forza, la fatica adesso è minore, lo zaino molto meno pesante del giorno prima, si sale bene, il ritmo aumenta e la quota anche…

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Il primo sole durante la salita – feeling happy! 🙂

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La natura e le sue sculture: strane forme di neve e di roccia…

Nel giro di qualche minuto metto i piedi sul ghiacciaio e comincio a tirare verso sinistra, vedo la cresta che secondo i miei piani si connette con il canalino dell’Ago.
Da dove sono adesso non si capisce bene… sarà giusta la mia idea o avranno ragione le persone che mi hanno detto che da qui non si arriva?
Ancora un centinaio di metri di salita e il grande dubbio che mi assilla da un paio di giorni troverà risposta… Punto dritto in cresta al primo colletto (passo Scarason delle Bocchette) e da qui continuo per il colletto superiore da dove dovrei capire abbastanza bene come sono concatenate le linee di questa montagna… Giunto sul posto mi rendo conto dell’amara verità: da qui non si passa… cazzo!
Da dove mi trovo ora, a pochi passi dal canalino che voglio tracciare, sembra non esserci via d’uscita: dietro la cresta un salto nel vuoto di un centinaio di metri. Il canalino a cui voglio arrivare da qui non è raggiungibile… Potrei salire altri 50 metri per avere la certezza più assoluta ma sono stanco e mi faccio inconsciamente influenzare dalle parole sentite i giorni scorsi “da dietro non ci si arriva…”.

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Di fronte a me, le Dolomiti di Brenta mostrano la loro inconfondibile Skyline

Sono venuto fin quassù in solitaria perchè voglio vedere la mia traccia in quel canale: potrei risalire ancora la cresta per 50 metri ma non ho più energia, sono deluso, arrabbiato e non mi sembra vero di aver sbagliato i calcoli così grossolanamente e di non aver ascoltato chi mi ha detto che da qui non si passa…
In montagna le decisioni non hanno tempo di aspettare, vanno prese in fretta, soprattutto quando le condizioni meteo cambiano e il pericolo aumenta man mano che il sole scalda. La mia decisione sul da farsi è una sola e viene presa in pochi secondi: mi metto la tavola, scendo, aggiro la cresta rocciosa e vado alla base del pendio del canalino da dove non volevo salire…
Il mio obbiettivo resta: “voglio tracciare quel canalino e sono ancora in tempo ma devo muovermi”… Tempo 2 minuti e scendo di circa 350 metri di quota, aggiro il grosso costone di roccia ed eccomi alla base del pendio che non volevo salire ma che ora sono costretto a farlo se voglio arrivare lassù! Mi cambio velocemente, di nuovo ciaspole ai piedi e tavola in spalle… sono stanco, fa caldo, ho appena fatto oltre 1000 metri di dislivello in salita ed ora, a causa del mio “errore”, ne pago le conseguenze e devo farne altri 350 per raggiungere la sommità del canalino proprio lungo il percorso che non volevo fare…

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Ops, sbagliato… da qui non si scende! Chissà però se li in fondo si passa con la tavola… mah… 😉

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350 metri più in basso, alzo lo sguardo e davanti a me i pendii che non volevo salire questa mattina e che ora, mio malgrado, sono costretto a fare… – feeling exhausted :O

È in questi momenti che il corpo e la testa si fondono in un tutt’uno e riesci a tirar fuori tutte le energie più nascoste, le risorse più profonde che ti permettono di affrontare sfide che non pensavi fossero possibili. È quando senti questa fusione che capisci come l’uomo sia stato in grado di portare a termine le imprese alpinistiche di ieri e di oggi… La mia è una piccola, piccolissima impresa di poco conto ma le dinamiche fisiche ed emotive che mi portano a fare cose che mai avrei pensato di fare, sono le stesse che hanno portato l’uomo sugli 8000 himalayani e non solo…

Risalgo il canalino con la picca e i ramponi per oltre 350 metri passo dopo passo. La neve comincia a sciogliersi, il firn è di qualità, il manto nevoso è pulito, liscio, mai tracciato in tutto l’inverno. Salgo piuttosto veloce fino a metà canale, la pendenza non è mai eccessiva, al massimo 45°, si potrebbe salire anche senza picozza…
Comincio a pregustarmi una bellissima sciata in discesa ma mancano ancora un centinaio di metri che affronto piuttosto stanco e fermandomi ogni tre per due… Si, sono stanco, cotto dal sole che per fortuna adesso è un po’ velato e non picchia così forte. Le gambe fanno fatica, lo zaino per leggero che è sembra pesare tantissimo. Guadagno pochi metri alla volta e devo fermarmi, dietro di me vedo il mio paese, la mia casa… che gusto vedere tutto al contrario, dall’alto verso il basso!
Ancora un piccolo sforzo ed eccomi finalmente in cima ed ecco che appena guardo verso nord mi arriva uno “schiaffo” forte come non mai: 90 minuti fa ero li, a 50 metri da dove sono adesso lungo quella cresta che sembrava non offrire possibilità di collegamento e che invece, bastava salire ancora quei famosi 50 metri per scoprire che tutto si collega comodamente e senza difficoltà!

Me lo immaginavo… i miei calcoli erano esatti… Da dietro sarei arrivato senza problemi, mi bastava salire ancora 50 metri e invece no, come un “babbeo” mi sono fatto influenzare da parole dette da persone che su quella cresta probabilmente non ci hanno mai neanche messo piede…
Come ho fatto a non fidarmi di me stesso come tanto volte ho fatto? Perchè ho ascoltato quelle persone? Perchè non ho seguito la mia idea, il mio percorso immaginario visto che sono qui da solo e soltanto su di me posso contare? La risposta a queste domande credo vada cercata in quel mix di paura, stanchezza e determinazione che a 50 metri dal punto in cui mi trovo adesso mi ha fatto decidere di scendere il più velocemente possibile per poi risalire da questo versante, con la pretesa di annullare qualsiasi dubbio e avere la certezza di non sbagliare… eppure… avrei soltanto dovuto fidarmi di quello che sentivo e di cui ero convinto… Bastava salire ancora un po’ nonostante fossi “bollito” per arrivare qui dove sono adesso e senza dover regalare 350 metri di salita aggiuntivi che potevo proprio risparmiarmi…
In montagna è così, gli errori si pagano… ma fino a quando il prezzo da pagare è un po’ di dislivello in più non c’è problema 🙂

Le gambe sono stanche, ma il canale visto da qui è semplicemente meraviglioso!!

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Da casa mia vedo la cima e dalla cima vedo casa mia! 😉 (Paesi di Pinzolo e Giustino, prov. di TN)

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Le Dolomiti di Brenta, il Grostè e ancora più in là le Dolomiti con il Catinaccio, il Sasso Piatto/Lungo, il Latemar, lo Sciliar, il Sella, le Odle… Puro spettacolo dalla cima del canalino a quasi 3300 metri di quota!

Mille foto, un po’ di acqua, una barretta, mi vesto, mi preparo, uno sguardo al canale nord che sembra particolarmente invitante (bisogna vedere se c’è l’uscita in basso verso la val di Gabbiolo) ed eccomi pronto a partire… Davanti a me, in fondo alla valle, c’è il mio paese, la finestra da dove dietro allo schermo del computer vedo il canale che ora ho ai miei piedi… È una sensazione strana, un mix energetico (altro che Gatorade!) che mi fa sentire incredibilmente a casa ma anche incredibilmente lontano dall’essere a casa…

Quello che hai sempre visto dal basso ora lo vedi dall’alto: salire è stato scoprire, è stato rendersi conto di come quel passaggio che da sotto sembrava impegnativo, da qui non presenta particolari problemi; di come il canalino sembrava grande e lungo e invece da qui è corto e veloce; di come la sciata subito fuori dalle rocce sarà molto più piacevole di quello che pensavo; di come la montagna da vicino lascia scoprire i suoi punti più deboli e si lascia esplorare…

Parto e non mi fermo mai… Nel canale tante belle curve continue e un ripetersi di movimenti frontside e backside regolari come la pendenza che sto affrontando che rimane tra i 40° e i 45°… Discesa di puro piacere con questo bel firn pulito e ancora vergine 🙂
12 minuti e sono di nuovo al bivacco dopo una traccia “tutta d’un fiato”, interrotta soltanto per un attimo per la consueta foto al disegnino della tavola nella neve…

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Signori e signore… ecco a voi mister “Canalino Ago di Nardis” !!! Bello da tracciare, firn eccezionale, ripido ma non troppo, puro godimento, Pura Vida!

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OK……LET’S GO!!!

Al bivacco ritrovo i miei due compagni della sera prima, anche loro contenti e soddisfatti di aver tracciato il versante sud della Presanella, gita classica di tutto rispetto con pendio finale piuttosto impegnativo… Ripartono prima di me, io mi fermo un po’ di più per preparare lo zaino per la discesa e per godermi il paesaggio e il sole caldo mentre rivedo tutta la traccia appena disegnata: gioia e felicità, non vedo l’ora di vedere il canalino da casa, nuovamente dal basso, come faccio praticamente tutti i giorni da quando sono piccolo… Adesso però quello sguardo sarà diverso: quel canalino così attraente e lineare ora ha un significato particolare ed ogni volta che lo guarderò, sarà come rivivere le emozioni di questi due giorni in solitaria!

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Dopo 12 minuti di discesa rieccomi nuovamente al Bivacco, giusto giusto per l’ora di pranzo… peccato che mi è rimasta soltanto una barretta! 🙁

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Ancora 100 metri di discesa con la tavola nella neve pappa e da qui si riparte per il lungo rientro a piedi fin giù alla macchina: dai ghiacciai al paese per oltre 2500 metri di dislivello…

Mangio qualcosa, bevo l’ultimo goccio d’acqua rimasto e riparto: mi aspettano 1300m di discesa “rapida e ripida” con i soliti 15kg sullo zaino, forse qualcosa di meno, che però ora come ora mi sembrano 150…
Un passo dopo l’altro, le gambe fanno fatica, più scendo e più fa caldo, arrivo alla malga e mi rilasso un’oretta, sono a pezzi… Ancora 600 metri di discesa, caldo, caldissimo, il canalino adesso è un ricordo, non riesco a pensarci fino a quando non arrivo al parcheggio in Val Genova…
Arrivo alla macchina dopo 4 ore di discesa sosta compresa, mi cambio, mi rilasso un attimo, ancora due foto e poi in 5 minuti sono di nuovo a casa in giardino… Mi giro per vedere la mia traccia ma ahimè, ironia della sorte, il canalino è coperto dalle nuvole e non si vede! 🙂

Due giorni in giro per i monti e un canalino che mi ha ribadito un concetto tanto semplice quanto chiaro: le persone di cui non hai certezza di quello che dicono non vanno ascoltate, in montagna così come nella vita di tutti i giorni!

La sera, ripensando a tutti i momenti appena trascorsi, mi viene in mente una statistica che mi fa sorridere: ho camminato per oltre 12 ore in due giorni e ho fatto oltre 2700 metri di dislivello in salita; in tutto, con la tavola ai piedi, ho sciato non più di 12 minuti per circa 1000 metri di discesa… Detta così sembra “Pura Follia”, altrochè “Pura Passione Freeride”!! Eppure, sono contento come un bambino, pienamente soddisfatto, pieno di energia positiva… Mentro sto scrivendo al computer, mi basta alzare un attimo gli occhi sopra il monitor per vedere quel canalino e sorridere pensando alla bellissima sciata attraverso quella linea…
Non è “Pura Follia”, credo che sia tanta voglia di riempirsi cuore e mente nel modo più semplice ed affascinante che io conosca: andando in montagna, uscendo di casa per conquistare un obbiettivo soltanto grazie alle tue gambe e al tuo fiato, da solo, senza nessuno che ti deve dire come fare, dove andare o che pretende di giudicare…

Andare in montagna libera… credo che l’uomo debba rimanere libero.

Attrezzatura
Tavola Nitro “Pantera” 157 – Attacchi Nitro “Machine” – Scarponi Nitro “Select” con suola Vibram – Ciaspole MSR Ascent 22”

(txt e ph: Guido Colombetti)

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Il mio amico “Termozeta” che mi ha accompagnato durante questa avventura… finalmente sono arrivato in parcheggio, è proprio ora di tornare a casa! – feeling Happy 🙂

(24 aprile 2015)© Riproduzione riservata

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